Chi guadagna e chi perde nel trading online

Chi guadagna e chi perde nel trading online

Dopo aver affrontato i concetti fondamentali per guadagnare col trading online, vedremo ora con esempi pratici chi guadagna e chi perde nel trading online e da dove vengono i guadagni. Come forse già sapete, sono molti i sottostanti su cui è possibile operare (azioni, indici, valute, materie prime, …) ognuno dei quali ha le sue peculiarità. Ma c’è un aspetto che li accomuna tutti: per guadagnare con una operazione finanziaria (trade) deve crearsi, nel tempo, una differenza tra il prezzo pagato per il sottostante e quello che ricaverò nel momento in cui chiuderò l’operazione. In pratica, il prezzo si dovrà muovere nella direzione da me ipotizzata: aumentare di valore se ho comprato, diminuire se ho venduto. In realtà, ci sono situazioni in cui posso guadagnare anche se il prezzo rimane sui valori di acquisto o di vendita ma per comodità di trattazione li tralasceremo per il momento. Detto ciò dovrebbe essere chiaro perché nello scorso articolo ho insistito sull’importanza del trend.

Il time-frame di riferimento (il fattore tempo)

Al lettore attento non sarà sfuggito che, poche righe sopra, è stato introdotto un elemento nuovo: il fattore tempo o time-frame. A seconda dell’orizzonte temporale scelto i trader si dividono in:

  • scalper
  • day trader
  • swing trader
  • investitore

Uno scalper apre e chiude moltissime operazioni nell’arco della giornata e, in generale, le operazioni durano solo pochi minuti. Un day trader, invece, apre e chiude un numero minore di operazioni che però si chiuderanno entro la giornata. Le operazioni aperte da uno swing trader possono, invece, durare giorni o settimane mentre un investitore è disposto ad aspettare che le sue operazioni possano durare mesi se non anni.

Ecco perché è fondamentale aver chiaro, ancor prima di entrare a mercato, l’orizzonte temporale (il time-frame) scelto per la nostra operazione: è il fattore che indica in quanto tempo è lecito attendersi che il prezzo andrà nella direzione sperata.

Lo stop loss

Nel trading le perdite ci saranno sempre, diffidate da chi vi propone metodi o strategie infallibili. E’ quindi di vitale importanza (pre)definire la perdita massima che saremo disposti a sopportare, qualora la previsione sul movimento del prezzo dovesse rivelarsi sbagliata. A questo proposito ci viene in aiuto lo stop loss,  l’ordine che ci farà uscire dal mercato chiudendo in automatico l’operazione in essere nel caso in cui il prezzo si dovesse muovere in direzione contraria alla nostra aspettativa. Lo stop loss è la nostra salvezza in quanto, limitando la perdita, preserverà il nostro capitale in caso di previsioni sbagliate e ci permetterà di continuare ad operare sul mercato.

Il take profit

Altrettanto importante è (pre)definire l’ampiezza del movimento che dovrà realizzarsi per ritenerci soddisfatti dell’operazione fatta. Una cosa è prevedere che il prezzo possa salire, altra cosa è avere una misura precisa della salita. Ragionamenti analoghi nel caso fossi ribassista. Senza un target predefinito non saremo mai in grado di chiudere l’operazione e portare a casa il profitto maturato, con il rischio che il prezzo possa tornare sui suoi passi e annullare così i (potenziali) guadagni o, peggio ancora, generare perdite. Analogamente allo stop loss, il take profit è l’ordine che ci farà uscire dal mercato chiudendo in automatico l’operazione in essere nel caso in cui il prezzo sia andato nella direzione attesa.

Cosa si nasconde dietro un trade

Con un esempio pratico, analizziamo una possibile situazione: immaginiamo per un attimo di essere uno swing trader e di voler sfruttare le variazioni di prezzo nel medio periodo dell’indice azionario italiano, il FTSE MIB.

FTSEMIB

Nel grafico è rappresentato il valore del FTSE MIB negli ultimi mesi (ogni candela rappresenta infatti una giornata di contrattazione); ho tracciato anche due semplici trend-line. Un’analisi superficiale potrebbe portare a ritenere che la discesa dei prezzi, in atto dai massimi fatti segnare a metà Aprile, possa continuare: vediamo, infatti, che è stata rotta al ribasso la trendline che ha supportato il lungo movimento rialzista che durava da inizio anno e il prezzo ha cominciato a segnare minimi e massimi decrescenti evidenziati nel grafico con i quadrati gialli. In base a quanto detto e solo a scopo di esempio senza alcuna validità operativa, potremmo ritenere probabile che nei prossimi giorni il prezzo possa continuare a scendere e raggiungere così l’area compresa tra 21000 e 20300, rappresentata in verde sul grafico. Sempre analizzando il grafico potremmo dire che, qualora il prezzo, invece di fare nuovi minimi, dovesse tornare a crescere riportandosi a ridosso dell’area evidenziata in rosso a quota 23500, dovrei considerare errata la mia previsione e quindi chiudere l’operazione in perdita.
Immaginando che questa fosse la mia analisi, sarei quindi pronto per mettere l’operazione a mercato: vendita dell’indice FTSEMIB al valore attuale (circa 22750), stop loss in area rossa a 23500 e target in area verde a 20750. In pratica, rischierei di perdere 750 punti in caso di previsione errata (23500 – 22750 = 750), per guadagnarne 2000 in caso di previsione corretta (22750 – 20750 = 2000). Nonostante l’operazione abbia un ottimo rapporto rischio/rendimento (profitto atteso pari a due volte e mezzo il rischio sostenuto), sottolineo il fatto che questa non è assolutamente da intendersi come indicazione di possibile operatività, ma solo un esempio per far capire cosa si nasconde dietro un trade.

Il broker

A questo punto, dalla piattaforma di trading collegata con il mio broker di fiducia, chiedo di mettere a mercato l’operazione. Il broker caricherà i costi di commissione che dovrò pagare per il servizio reso e l’operazione sarà inserita in lista di attesa. Come in attesa? L’operazione non viene eseguita subito? No, perché “per ogni trader che ha comprato ce ne è uno che ha venduto“. Se, infatti, ho scelto di operare con broker seri che mi mandano a mercato (STP – Straight Through Processing), contrariamente a quanto avviene per broker di tipo market maker, il broker non è la nostra controparte e la nostra operazione, per essere conclusa, ha bisogno che nel mercato reale ci sia qualcuno disposto a vendere o comprare il sottostante che io voglio comprare o vendere. In altre modalità di trading molto di moda in questi tempi (per esempio le opzioni binarie), invece, è proprio il broker a farci da controparte e, quindi, accetterà sempre e comunque le nostre puntate. Come anticipato, nei mercati veri, invece, la nostra operazione, per essere eseguita, ha bisogno che ci sia un altro trader che abbia interesse a comprare a 22750 l’indice FTSEMIB che io voglio vendere. E allo stesso modo, quando deciderò di chiudere la mia operazione dovrò trovare un altro trader disposto a vendere il FTSEMIB che io sto cercando di (ri)comprare per chiudere l’operazione.

Questo e non altro è il vero mercato ed è il motivo per cui Warren Buffett ha detto: “Se un investitore muove molto il suo portafoglio vorrei essere il suo broker, non il suo socio”. In ogni trade, infatti, c’è solo e soltanto un vincitore sicuro: il broker che intasca le nostre commissioni.

Chi vince e chi perde?

L’aspirante trader si starà allora chiedendo: se per vendere il FTSEMIB a 22750 ho bisogno di qualcuno che sia disposto a comprarlo, siamo sicuri che sia proprio una buona idea venderlo? Perché qualcuno (magari più bravo di me) vorrebbe comprare qualcosa che per me va venduta? In altre parole: chi vince e chi perde? La risposta a queste domande sarà più chiara via via che approfondiremo le strategie di trading ma, giusto per non lasciarvi con la curiosità, potete pensare che la vostra controparte stia acquistando perché vuole chiudere in profitto un’operazione di vendita aperta qualche giorno prima della vostra, oppure voglia acquistare perché ritiene che nel medio periodo il prezzo continuerà a scendere ma nel brevissimo periodo ci sono buone probabilità di un leggero rialzo (ricordatevi le differenti tipologie di trader ed i loro orizzonti temporali).

Spero che quanto illustrato nel presente articolo vi faccia guardare con occhi diversi ai mercati finanziari che troppo spesso pubblicità ingannevoli hanno interesse a far vedere come facili macchinette stampa soldi. Guadagnare col trading online è possibile, ma per farlo occorre tempo e preparazione.

Non è un caso che nel famoso film “Wall Street: il denaro non dorme mai”, Oliver Stone fa dire a Jacob Moore……… “Tutti quanti, in fondo, vogliamo sentirci raccontare bugie: ci piacciono le favole e i sogni.”

Alessandro Valletti Borgnini

Trader indipendente

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