diventare ricchi

A proposito di avidità

Diciamo la verità: l’educazione a cui siamo sottoposti fin da piccoli è un po’ schizofrenica. Da una parte ci rendiamo conto che diventare ricchi è un grande traguardo, dall’altra veniamo bombardati costantemente da messaggi pauperistici che puntano a demonizzare il denaro. La maggior parte delle persone, proprio per questo bombardamento continuo, sviluppa dei sentimenti negativi nei confronti del denaro. E sono proprio questi sentimenti che costituiscono il peggior ostacolo per diventare ricchi.

Uno degli aspetti più interessanti di questo atteggiamento sociale che porta al fallimento è la condanna senza appello dell’avidità. L’avidità è vista come un sentimento negativo in modo quasi unanime. Ma possiamo condividere questa condanna?

La risposta è “dipende”. Se per avidità si intende fare del denaro il proprio idolo, allora l’avidità è senz’altro da condannare senza appello (come tutte le altre forme di idolatria, di qualunque tipo). Ma se per avidità si intende, semplicemente, il desiderio di accrescere la propria ricchezza personale allora il discorso si fa più complicato.

Che cosa si fa per diventare ricchi
? Sostanzialmente, si cerca di guadagnare il più possibile e si cerca di risparmiare una quota importante di quello che si guadagna. Ebbene, se si guadagna seguendo metodi onesti e legali perché condannare l’accumulazione della ricchezza? Non c’è motivo. Purtroppo la società inculca nelle persone la convinzione che i soldi siano qualcosa di molto sporco, la convinzione che chi guadagna molto sia sicuramente una persona disonesta o immorale. Questa associazione è fondamentalmente sbagliata: è vero che ci sono persone che fanno soldi con metodi illegali (o peggio immorali), ma ci sono anche tantissime persone che guadagnano con la propria intelligenza o intraprendenza. Perché condannare queste persone? Perché considerare negativamente il desiderio di ricchezza senza valutare i metodi che si utilizzano per guadagnare il denaro?

Il secondo punto da esaminare per esprimere un giudizio sull’avidità è collegato all’uso che si fa del proprio denaro. I soldi devono essere utilizzati per godersi la vita, non semplicemente conservati. E’ ovvio che bisogna risparmiare una quota del proprio guadagno ma è necessario trovare un giusto compromesso tra risparmio e qualità della vita. Il ricco che vive come un povero non è una persona molto intelligente (a meno che non ci provi gusto per altri motivi). Inoltre, la ricchezza va anche condivisa con il prossimo: moltissimi milionari sono sempre in prima fila nel finanziare progetti benefici di ogni tipo. Bill Gates, ad esempio, ha creato una fondazione per combattere la povertà e le malattie in Africa ed ha sicuramente donato molto di più rispetto a molti governi occidentali. In questo caso l’avidità è da condannare? Decisamente no.

Purtroppo la nostra educazione ci porta a condannare senza sé e senza ma il desiderio stesso di essere ricchi e questo impedisce a molti di raggiungere la ricchezza. Ma spesso questo sentimento porta anche a giudicare ed a condannare il prossimo.

Chiudiamo questo articolo con un aneddoto. Nel ghetto di Praga, qualche secolo fa, viveva un commerciante molto molto ricco. Era una persona onesta, che guadagnava onestamente ma proprio per la sua ricchezza era mal visto da tutti. Era accusato da molti di non essere sufficientemente sensibile e di non aiutare il prossimo. Quando l’uomo morì, persino il rabbino si lasciò impressionare da queste voci negative e sentenziò che sarebbe stato sepolto nel posto peggiore del cimitero ebraico, dove di solito venivano sepolti senza troppe cerimonie ladri e prostitute.

Pochi giorni dopo lo squallido funerale il rabbino iniziò però a ricevere una processione quasi incessante di poveri: tutti si lamentavano, allo stesso modo, che i commercianti avevano di colpo smesso di fare loro credito. Il rabbino prese subito a cuore la situazione di questi poveri e si recò personalmente dai commercianti, per chiedere loro come mai avessero smesso di colpo e senza apparenti ragioni di far credito ai poveri.

Tutti i commercianti, nessuno escluso, spiegarono che il ricco sepolto da pochi giorni, si occupava personalmente di saldare tutti i debiti contratti dai poveri. Spiegarono inoltre che aveva vietato loro di parlare di questa sua opera benefica.

Il rabbino a questo punto capì il suo errore di valutazione e nel suo testamento chiese di essere sepolto, quando sarebbe venuta la sua ora, accanto al ricco e generoso commerciante.

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